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Ci piacerebbe...

Azione Comunitaria è un’esperienza politica originale. Nel senso è che essa prova a realizzare l'obiettivo del governo del Territorio partendo da idee innovative e approcci inediti.

Prima di tutto non ha la fregola elettorale, oggi è più importante tessere una rete di relazioni, progetti, unire territori frammentati, ma vitali, che  ci consentano di condividere nel profondo le realtà umane e sociali delle persone e dei gruppi di affinità, i loro successi e le loro ansie.

Nel perimetro di una visione generale che ha come punti cardinali la democrazia paritaria (uomini e donne che governano insieme) e partecipata, l’approccio comunitario nelle relazioni, la riscoperta del territorio e della nostra dipendenza da esso, l’economia circolare (niente accumulo, tutto si rimette a disposizione) e l’importanza capitale del credito, mettiamo in pista progetti concreti, a loro modo esemplari che dimostrino nella realtà che un altro "modo" è possibile.

Terra, Casa e Lavoro rimangono diritti inalienabili degli esseri umani e per questo vale ancora la pena di battersi e lottare. Parafrasando Edoardo Bennato: “Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te…”. Noi stiamo operando uno sforzo transpartitico (lavorano fianco a fianco persone che votano partiti diversi) e di dialogo, per niente facile, in quanto i punti di partenza sono veramente lontani.

Ma, di fronte allo spettacolo che la politica nazionale e locale mettono in scena, dove frustrazioni, rancori, personalismi, baruffe la fanno da padroni, questo tentativo di parlare ed essere ascoltati/e, questa pazienza nel cercare di comprendere l’altro/a e ciò che desideriamo veramente, questo darsi tempo, può apparire eversivo e quasi folle, appunto.

Ma non meno folle e insensato della cantilena che ci giunge ogni giorno dai Talk Show televisivi o dalla Pravda locale.

E allora partiamo con i nostri primi “ci piacerebbe” perchè, passo dopo passo, faremo in modo divengano realtà:

° Ci piacerebbe che l’archeologia industriale non si trasformi in frenesia commerciale. Che luoghi di vita e lavoro, pur tenendo conto dell’evoluzione della società, rimangano posti dedicati all’umanità, fonti di cultura e di sostentamento durevole. Il Tiberghien, ad esempio, grande fabbrica divenuta oggi solo un cumulo di macerie, ha una vocazione storico/culturale che non si può forzare semplicemente perché conviene, alle spalle di quartieri che hanno sostenuto lo stabilimento per un secolo. Qualcuno parla, al passato, di museo, noi desideriamo discutere con cittadini e Istituzioni di un futuro vitale, avanzare delle proposte. Perché noi non siamo quelli del No, ma quelli del Come.

° Ci piacerebbe dedicare luoghi marginali, oggi abbandonati a se stessi, a pratiche laboratoriali orientate a divenire ambienti di crescita individuale e comunitaria. Vorremmo, grazie all’aiuto di artisti, pittori, scultori esperti, avviare una prassi di riparazione urbana e ambientale che regali consapevolezza alle giovani generazioni. Non si può solo subire la cultura delle grandi concentrazioni mediatiche e industriali, occorre affermare se stessi, dimostrare che tutte le storie sono importanti, anche le nostre!

° Ci piacerebbe ritrovare una certa armonia con il territorio che ci circonda, in particolare nelle periferie urbane che non sono solo case tirate su in fretta e asfalto per parcheggiare l’automobile. Dobbiamo ri-naturalizzarle, grazie a dei percorsi pedonali dedicati, con una rialberatura intelligente che coinvolga in pieno la Comunità di Villaggio dei residenti. Conoscere il nome, la finalità la storia di ogni albero e di ciascuna pianta, riconciliarsene, coinvolgendo le scuole, entrando in sinergia con chi questi progetti già li sta portando avanti.

° Ci piacerebbe riconquistare all’umanità le nostre piazze, in un’ottica multicentrica e partecipativa. Per questo desideriamo ri-discutere con con chi ne ha voglia il modello delle circoscrizioni. Così come sono i consigli di quartiere non hanno risorse a sufficienza, non sono inclusivi, sono incatenati alle logiche di partito e condizionate da un ottica "presidenziale" (lo stipendio non sarà il solo obiettivo, ma è l'unica cosa veramente "certa"). Il traguardo del bilancio partecipativo, dove i/le singoli/e cittadini stabiliscono insieme, come negli antichi arenghi, la destinazione delle risorse e le priorità è nelle nostre corde. Nel frattempo cerchiamo interlocutori, politici e no, per reinventare il modello di città: da centro-periferie degradate a mosaico di opportunità e declinazioni diverse del vivere insieme.

° Ci piacerebbe infine passare dal Prodotto Interno Lordo (PIL) alla Felicità Interna Lorda (FIL). Ci sono esperienze già in atto che mettono in pratica forme di scambio tempo/lavoro/oggetti per niente pauperistiche, ma orientate al benessere delle persone. Rinunciamo infatti all’idea che le nostre esistenze siano solo soggetti di scambio/transazione, un account come si dice, ma pensiamo siano delle entità dotate di corpo e di spirito. Il benessere di quest’ultimo, secondo noi, caratterizza ciò che ne consegue. Credenti e non credenti, quali siamo, ammettiamo che le persone non vivono di solo pane e che da riparare non ci sono solo le “cose”, ma anche i sentimenti e la qualità delle nostre relazioni.

Sappiamo infine che il molti/e desiderano avvicinarsi alla nostra esperienza. Per questo, anticipando i tempi che ci eravamo prefissi, presto ci ritroveremo assai più numerosi/e e impareremo a conoscerci meglio. Se non lo avete ancora fatto, scriveteci e sarete invitati/e, bussate e, come diceva quel tale, vi sarà aperto...

A presto rivederci.

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