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Progetti

Museo e Sala della Comunità

TIBERGHIEN: PER TESSERE MEMORIA E FUTURO

IVRES- Associazione veronese di documentazione, studio e ricerca e AZIONE COMUNITARIA- Associazione con sede a San Michele che si prefigge di tutelare i Beni Comuni, l’interesse Collettivo ed il diritto alla Conoscenza, sono approdate attraverso percorsi diversi alle medesime conclusioni per quanto concerne i possibili interventi sull’ex Opificio Tiberghien a tutela della Comunità, della sua storia e del suo domani.

Memoria e Futuro non si possono contrapporre, ma vanno intessuti in una tela resistente. Per tutti noi il Tiberghien è un simbolo unificante di un Territorio dove il lavoro, la partecipazione, l’ambiente hanno costituito e devono mantenere un rapporto profondo con la vita dei singoli, delle famiglie, della Comunità.

Oggi questo spazio attraversa una fase di transizione. Nell’est di Verona si è passati dalle grandi fabbriche piene di vitalità ad una visione orientata ai servizi, intesi, ad esempio, come il commerciale e l’alberghiero. In termini di numero di posti di lavoro, per questa e per altre realtà circostanti, il confronto è impietoso e ci si interroga sul futuro dei più giovani e non solo.

Quando si operano grandi mutamenti sul Territorio, occorre ragionare in termini complessivi, sistemici, non soffermarsi su un singolo segmento, quel lotto o quell’altro, ma immaginando di operare su un organismo vivo e pulsante, costituito da realtà interdipendenti.

Noi riteniamo che, rispetto ai nuovi insediamenti o alle cosiddette “rigenerazioni”, occorra ripensare il concetto di compensazione, che spesso è delocalizzata rispetto all’intervento effettivo o non risponde al problema che viene a crearsi; noi poniamo la questione del riequilibrio. Gli interessi privati e gli interventi che ne conseguono sono pienamente legittimi, ma esiste anche un interesse collettivo da tutelare. Se, ad esempio, un progetto aumenta l’inquinamento ambientale e il traffico, mette in difficoltà i negozi di Comunità, propone il centro commerciale come modello di socializzazione, occorre che le Amministrazioni rispondano con scelte di responsabilità ambientale, come i boschi in città, con interventi a favore dei piccoli negozi, mettendo in campo idee originali per attivare forme di partecipazione e convivialità.

La Fabbrica Tiberghien, così come la Mondadori e tutto il comparto ferroviario di Porta Vescovo hanno vissuto intense fasi di innovazione industriale, di presa di coscienza collettiva, di cultura sindacale avanzata. Tutto questo non si può disperdere. Né si può disperdere la necessità di partecipazione, di protagonismo, di espressione di sé dei viventi di oggi, in fondo figli dello stesso bisogno primario di essere considerati/e, di poter parlare ed essere ascoltati/e, di esternare i propri sentimenti.

Ed è anche nella riscoperta del bello, nell’arte autoprodotta o underground, così come nelle relazioni interpersonali, che si racchiude il senso di Comunità a cui molti di noi aspirano.

Per questo invitiamo le Amministrazioni a progettare con il nostro supporto uno spazio Memoria→Futuro da armonizzare nel progetto del Tiberghien, un luogo aperto e dinamico in cui possano coesistere, fecondandosi, la valorizzazione della memoria (MUSEO TIBERGHIEN) e la potenzialità di futuro (CASA DELLA COMUNITA'). Esso dovrebbe rappresentare nelle forme e nelle attività, una fusione creativa che consenta ai cittadini di oggi di incontrare l’arte e la consapevolezza, vissute in prima persona, come naturali conseguenze della presa di coscienza dei canti, della fatiche e dei sogni lì rappresentati per un secolo da chi ci ha preceduti. Per far questo occorreranno gli allestimenti e i materiali di supporto multimediali destinati a facilitare le attività didattiche e artistiche che verranno, queste ultime sempre proposte “dal basso”. Immaginiamo uno spazio accessibile a prezzi ragionevoli, pensato in primo luogo per i giovani. Il Comune di Verona deve avere parte attiva e preponderante nel finanziamento di questa nuova installazione.

Fin d’ora ci proponiamo, con le nostre professionalità ed esperienze, di collaborare nel disegnare un modello di cogestione partecipativa e responsabile del sito, in concorso con L’Amministrazione. Uno spazio che dovrebbe trovare il suo habitat in un ambiente armonico e positivo, anche dal punto di vista dell’ecosistema.

Non si temano le novità. Nulla è impossibile se nella tela di un desiderio condiviso soffia l’anima profonda di una intera Comunità.

     
     ivres      azione comunitaria

  • Scritto da Associazione

Tiberghien: e adesso andiamo avanti

RACCOLTE 1322 FIRME IN DUE SETTIMANE

Oggi, via posta certificata, è stata consegnata al Comune di Verona la documentazione delle Osservazioni al Piano degli Interventi, Variante 23 scheda RA28 (Tiberghien), da parte dell’Associazione Azione Comunitaria.

Esse sono state corredate da 1322 firme di cittadini e cittadine.


Sinteticamente, le osservazioni si dipanano su tre argomenti:

a) Sala della Comunità. Viene richiesta, nell'area interessata, una sala polifunzionale dedicata alle varie forme di arte che consentano alla popolazione di uscire di casa e incontrarsi nel segno della bellezza. La solitudine nelle nostre periferie è un fenomeno endemico, l’isolamento spesso non è una scelta ma diventa una costrizione.

b) Uno spazio dedicato, nell’area commerciale, all’autoproduzione, al chilometro zero, ai prodotti DOC DOP IGP di matrice locale. La cultura del centro commerciale mortifica il territorio e chi tanto si impegna a costruire il proprio futuro aderendo alle proprie radici comunitarie, interpretando il lavoro, il commercio o la coltivazione come segno di vitalità e non solo di guadagno fine a se stesso.

c) Aumentare l'area verde e far diventare il Tiberghien, tenendo conto dell’ecosistema locale, la nuova porta orientale della città.

Non si mette in discussione il diritto della proprietà al proprio equo guadagno, ma quando si interviene così pesantemente all’interno dei quartieri (si pensi solo alla viabilità), l’equilibrio tra gli interessi pubblici e privati deve essere sempre garantito. Ci chiediamo poi perché costruire ancora appartamenti nel regno (Verona Est) delle case sfitte, semilavorate e abbandonate a se stesse.

LA CAMERA DEI LORD

Siamo preoccupati/e dal fatto che sia stato attribuito valore politico, secondo recenti notizie di stampa, ad un “tavolo tecnico” sul Tibergien auto-costituito dall’assessorato competente che deciderebbe per tutti noi. Non abbiamo avuto notizia della presenza a Verona di una Camera dei Lord dove costruttori, ingegneri, proprietari ed altri portatori di interessi deciderebbero in autonomia sul futuro dell'area, mentre è in pieno svolgimento la consultazione istituzionale di cittadini e cittadine. Per noi esistono i consiglieri comunali e il sindaco, regolarmente eletti, tutto il resto ne consegue.

UN CERCHIO VITALE CHE SI RESTRINGE

Le moltissime adesioni ottenute sono figlie dell’esasperazione e del raggiungimento di un punto di rottura sociale. La compressione degli spazi di relazione, ambientali (si pensi al Parco dell'Adige Sud - Giarol Grande e al paventato rischio di privatizzazione strisciante grazie al progetto “Adige Docks”), economici con le fabbriche sul territorio ormai chiuse o quasi, circonda le persone di un’aura di frustrante insicurezza.

Azione Comunitaria, assieme alle altre associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa, costituisce un presidio permanente su questi problemi e chiamerà a raccolta i cittadini e le cittadine che ci hanno messo la faccia e la firma.

Siamo coscienti dell’alto rischio che le nostre osservazioni si perdano dentro un cassetto polveroso, ma noi siamo oggettivamente sul territorio e, se non debitamente ascoltati/e, useremo qualunque strumento di mobilitazione non violenta, civile e creativa per ottenere dei risultati concreti.

Con il deposito delle osservazioni e delle firme, non abbiamo finito, ma solo cominciato.

Marisa Sitta e Mauro Tedeschi – CoPresidenti di Azione Comunitaria – Verona

Jimmy's Hall, una storia di amore e libertà - Ken Loach - 2014

  • Scritto da mauro

Ci piacerebbe...

Azione Comunitaria è un’esperienza politica originale. Nel senso è che essa prova a realizzare l'obiettivo del governo del Territorio partendo da idee innovative e approcci inediti.

Prima di tutto non ha la fregola elettorale, oggi è più importante tessere una rete di relazioni, progetti, unire territori frammentati, ma vitali, che  ci consentano di condividere nel profondo le realtà umane e sociali delle persone e dei gruppi di affinità, i loro successi e le loro ansie.

Nel perimetro di una visione generale che ha come punti cardinali la democrazia paritaria (uomini e donne che governano insieme) e partecipata, l’approccio comunitario nelle relazioni, la riscoperta del territorio e della nostra dipendenza da esso, l’economia circolare (niente accumulo, tutto si rimette a disposizione) e l’importanza capitale del credito, mettiamo in pista progetti concreti, a loro modo esemplari che dimostrino nella realtà che un altro "modo" è possibile.

Terra, Casa e Lavoro rimangono diritti inalienabili degli esseri umani e per questo vale ancora la pena di battersi e lottare. Parafrasando Edoardo Bennato: “Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te…”. Noi stiamo operando uno sforzo transpartitico (lavorano fianco a fianco persone che votano partiti diversi) e di dialogo, per niente facile, in quanto i punti di partenza sono veramente lontani.

Ma, di fronte allo spettacolo che la politica nazionale e locale mettono in scena, dove frustrazioni, rancori, personalismi, baruffe la fanno da padroni, questo tentativo di parlare ed essere ascoltati/e, questa pazienza nel cercare di comprendere l’altro/a e ciò che desideriamo veramente, questo darsi tempo, può apparire eversivo e quasi folle, appunto.

Ma non meno folle e insensato della cantilena che ci giunge ogni giorno dai Talk Show televisivi o dalla Pravda locale.

E allora partiamo con i nostri primi “ci piacerebbe” perchè, passo dopo passo, faremo in modo divengano realtà:

° Ci piacerebbe che l’archeologia industriale non si trasformi in frenesia commerciale. Che luoghi di vita e lavoro, pur tenendo conto dell’evoluzione della società, rimangano posti dedicati all’umanità, fonti di cultura e di sostentamento durevole. Il Tiberghien, ad esempio, grande fabbrica divenuta oggi solo un cumulo di macerie, ha una vocazione storico/culturale che non si può forzare semplicemente perché conviene, alle spalle di quartieri che hanno sostenuto lo stabilimento per un secolo. Qualcuno parla, al passato, di museo, noi desideriamo discutere con cittadini e Istituzioni di un futuro vitale, avanzare delle proposte. Perché noi non siamo quelli del No, ma quelli del Come.

° Ci piacerebbe dedicare luoghi marginali, oggi abbandonati a se stessi, a pratiche laboratoriali orientate a divenire ambienti di crescita individuale e comunitaria. Vorremmo, grazie all’aiuto di artisti, pittori, scultori esperti, avviare una prassi di riparazione urbana e ambientale che regali consapevolezza alle giovani generazioni. Non si può solo subire la cultura delle grandi concentrazioni mediatiche e industriali, occorre affermare se stessi, dimostrare che tutte le storie sono importanti, anche le nostre!

° Ci piacerebbe ritrovare una certa armonia con il territorio che ci circonda, in particolare nelle periferie urbane che non sono solo case tirate su in fretta e asfalto per parcheggiare l’automobile. Dobbiamo ri-naturalizzarle, grazie a dei percorsi pedonali dedicati, con una rialberatura intelligente che coinvolga in pieno la Comunità di Villaggio dei residenti. Conoscere il nome, la finalità la storia di ogni albero e di ciascuna pianta, riconciliarsene, coinvolgendo le scuole, entrando in sinergia con chi questi progetti già li sta portando avanti.

° Ci piacerebbe riconquistare all’umanità le nostre piazze, in un’ottica multicentrica e partecipativa. Per questo desideriamo ri-discutere con con chi ne ha voglia il modello delle circoscrizioni. Così come sono i consigli di quartiere non hanno risorse a sufficienza, non sono inclusivi, sono incatenati alle logiche di partito e condizionate da un ottica "presidenziale" (lo stipendio non sarà il solo obiettivo, ma è l'unica cosa veramente "certa"). Il traguardo del bilancio partecipativo, dove i/le singoli/e cittadini stabiliscono insieme, come negli antichi arenghi, la destinazione delle risorse e le priorità è nelle nostre corde. Nel frattempo cerchiamo interlocutori, politici e no, per reinventare il modello di città: da centro-periferie degradate a mosaico di opportunità e declinazioni diverse del vivere insieme.

° Ci piacerebbe infine passare dal Prodotto Interno Lordo (PIL) alla Felicità Interna Lorda (FIL). Ci sono esperienze già in atto che mettono in pratica forme di scambio tempo/lavoro/oggetti per niente pauperistiche, ma orientate al benessere delle persone. Rinunciamo infatti all’idea che le nostre esistenze siano solo soggetti di scambio/transazione, un account come si dice, ma pensiamo siano delle entità dotate di corpo e di spirito. Il benessere di quest’ultimo, secondo noi, caratterizza ciò che ne consegue. Credenti e non credenti, quali siamo, ammettiamo che le persone non vivono di solo pane e che da riparare non ci sono solo le “cose”, ma anche i sentimenti e la qualità delle nostre relazioni.

Sappiamo infine che il molti/e desiderano avvicinarsi alla nostra esperienza. Per questo, anticipando i tempi che ci eravamo prefissi, presto ci ritroveremo assai più numerosi/e e impareremo a conoscerci meglio. Se non lo avete ancora fatto, scriveteci e sarete invitati/e, bussate e, come diceva quel tale, vi sarà aperto...

A presto rivederci.