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Un Canto per il Tiberghien

Riceviamo da Marco Campedelli e volentieri pubblichiamo...

UN CANTO PER IL TIBERGHIEN

Era una sera di ottobre quando passando in bicicletta davanti al Tiberghien ho sentito un canto. Era una donna africana dalla voce bellissima. Vagava tra le macerie del vecchio lanificio.

Mi ricordai di mia nonna assunta a quattordici anni in quell'industria dal nome e dal volto francese. Orfana di padre l'avevano assunta perché non mancasse alla famiglia il pane. Era il 1926. Cantavano là dentro in fabbrica. Come mondine dell'industria cantavano sopratutto le donne. Ιo credo che abbiamo un debito con il canto dei morti.

Di generazioni di donne e di uomini che hanno cantato. Hanno pianto e sognato lungo due guerre mondiali. Dentro la Resistenza. Nei sogni della ricostruzione di un Paese nuovo che sbatteva la polvere finalmente sulla faccia di chi aveva mandato a morire i giovani come carne da macello.

Canti di protesta degli anni '70. Mio padre sindacalista di fabbrica in quegli anni al Tiberghien. Cantavano il bisogno di giustizia sociale, il diritto a un lavoro che in quel tempo (1974/1975) sembrava non essere più un diritto. Operai e operaie cantavano davanti alla fabbrica di San Michele. Cantavano la Costituzione che recita nella sua apertura che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Era un fiume di teste ai miei occhi di ragazzo quegli scioperi degli anni 70. Anni di piombo. Ma anche anni di speranza.

Cantavano il bene comune. Il diritto di essere felici. Il diritto del pane. E la sorpresa dell'amicizia. Del lottare non solo per "mio figlio" ma anche per il "figlio dell'altro".

Ora questa fabbrica rasa al suolo può tornare a cantare. Può tornare a essere spazio pubblico. Bene comune dei cittadini. Grazie a questo progetto può essere spazio di relazioni, di visioni, di democrazia, di amicizia.

Luogo di arte e di poesia.

Questo progetto "Tiberghien: sala della Comunità" è un'idea creativa, una parola promettente, una nota "stonata" che fa saltare lo spartito di un coro incolore che mugugna e non vede altro che supermercati e templi del consumo senza cervello.

Questo progetto è una via creativa a quella mancanza di immaginazione che oggi sembra aver minato il cuore pensante della politica.

Questo progetto onora il canto dei morti e rende possibile il canto dei vivi.

Se e' vero che: "La bellezza salverà il mondo" beh, io credo che bisogna aiutare la bellezza, bisogna diventarne "complici". Senza le nostre scelte la bellezza non cammina. Ecco perché è importante firmare la petizione. Mettere il proprio corpo di traverso per non lasciare che questo spazio diventi un luogo senz'anima.

E' un atto culturale. Ma anche un atto profondamente civile. Restituire ai cittadini lo spazio della convivialità.

Non possiamo capitolare la nostra città al potere del mercato e del consumo. E nemmeno a quei tentacoli di 'ndrangheta che hanno cercato spesso di insinuarsi anche nel Veneto e a Verona in questi anni.

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...


Grazie a GericoTV per la foto di copertina (antico Reparto Cardatura del Tiberghien) - collezione privata di Piergiorgio Gomiero
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