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Cosa c'è dietro?

Si vede dal numero delle visite che questa cosa vi incuriosisce, anche se non ci conosciamo. Gli invitati alla festa non sono venuti, ma la festa, grazie a Voi, si farà lo stesso.

Qualcun*, tra i garantiti della Terra, si chiede cosa ci sia dietro questa nascente esperienza e allora è giusto rispondere: una cultura che mai come oggi richiede attenzione, quella della Comunità, che Adriano Olivetti riteneva: territorialmente definita, vivibile, né troppo grande né troppo piccola, dove è possibile stabilire contatti diretti tra le persone e l’ambiente, che a tutte le attività umane fornisce efficienza e, soprattutto, “rispetto della persona”, “della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori”.

Perchè dev’esserci sempre qualcosa dietro, un fine utilitaristico? Una volontà egemonica? Più semplicemente si tratta di un approdo filosofico e umano per chi si è sempre opposto al liberismo disumanizzante e al settarismo di matrice collettivista, così presente anche nel centro-sinistra veronese, magari sotto menti(tissime) spoglie.

Olivetti diceva bene: “Non dovete confondere il comunitarismo con il comunismo. Tra queste due visioni del mondo e della politica, nonostante l’apparente affinità semantica insita nel termine comune, c’è un abisso”.

 

Perchè ci inquietiamo?

Il punto è che Verona non è più immobile, e non lo è perché a seguito del progressivo ritiro del welfare e di una mutazione genetica dell’assetto socio-economico della città (la delocalizzazione del manifatturiero, le fusioni bancarie, l’immigrazione, la precarietà diffusa) non ci sono più risorse per “tener buoni” tutti quanti.

Chi è colt* e non ha una prospettiva, chi ha capito di essere stato fregat* fin dall’inizio, chi non vuol affiliarsi a una banda, chi non riceverà mai un fido bancario perchè non ha un "garante" o non si presta a ballare al ritmo dei locali pifferai di Hamelin; bene, costoro desiderano, imperativamente, un futuro diverso.

Ecco che emerge, si rende visibile, un quinto stato di precar**, autonom*, free-lance che non si fidano di nessuno e tra loro c’è chi è abbastanza furb* da non incattivirsi nell’arena dello sfogatoio politico che o’sistema gli ha messo a disposizione: il social network o il "sacro blog".

Il 12 giugno, la data del primo turno alle recenti elezioni amministrative a Verona, o’sistema ha fallito. Non doveva andare così, tutto era stato accuratamente predisposto, ma non la conoscenza del territorio, le periferie in particolare, non un minimo di umiltà nella lettura dei fenomeni sociali più innovativi.

Le cartine politiche non possono essere vecchie di trent’anni alla vigilia della competizione elettorale, perché altrimenti le battaglie si perdono. E di guerra si deve parlare, perchè il terreno di confronto è diventato un'arena polverosa, dove si danno e si prendono mazzate. Una specie di calcio fiorentino, ma senza una palla da inseguire...

Per superare questa specie di gazzarra lavoreremo insieme, non per presentarci alle elezioni, ma creando le condizioni affinchè alle elezioni si presenti qualcosa di presentabile. C'è bisogno infatti di una zona neutra, dove ognuno cerchi di non mettere in dubbio o offendere valori fondanti per l'altro, ma sia a disposizione per "fare ciò che si deve, accada quello che può".

E spiace che molt* amic** cattolici siano così distratti. D'altra parte ess* trascorrono molto tempo tra una riunione solidale e l’altra, un approfondimento teologico e una raccolta fondi a fini di pietà; buone cose per carità, ma che mutano segno in assenza della speranza di una riparazione, o nella convinzione che “tanto il mondo non si cambia”. Se l'ingiustizia rimane ingiustizia, a che serve agitarsi tanto?

Abbiamo una diversa interpretazione?

Se si aderisce ad una religione nata intorno a Uno che si fa ammazzare in nome di una incondizionata fiducia nell’umanità, sfidando un impero e una casta di sacerdoti-padroni, Uno che cambia il corso della storia, come è possibile affermare, operando in nome Suo, nel presente: “d’altra parte è così”. Ci si preoccupa dei danni collaterali e non di coloro che li provocano con la massima impunità. Nessuno immagina un mondo perfetto, ma un po’ più equilibrato, sì.

C’è una bella poesia di Alekos Panagulis:

Non piangere per me
sappi che muoio
non puoi aiutarmi
Ma guarda quel fiore
quello che appassisce, ti dico
Annaffialo.

Ecco, se qualcosa dev'esserci dietro Azione Comunitaria, allora è nascosto sotto a quel fiore...

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