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Il rito delle Nomine comunali

Per la maggior parte dei politici, una volta stabiliti i rapporti di forza con le elezioni, è automatico collocare persone di riferimento, e di stretta osservanza, negli enti partecipati o governati dal Comune.

Sappiamo che essi ritengono queste aziende ed istituti di loro competenza, per non dire proprietà, ma le cose non stanno così, in quanto utenti e cittadini abbiamo il diritto/dovere di occuparcene.

Ovviamente tutte le forze politiche diranno che si tratta delle “persone giuste al posto giusto”, in realtà questo non lo possiamo sapere, non ci sono elementi sufficienti di trasparenza per capirlo e non si è mai radicata una cultura diffusa che richieda competenza specifica negli svariati settori di gestione para/politici.

A dire la verità, anche i fustigatori dei costumi, sinistra inclusa, in questo frangente, non è che abbiano attivato processi virtuosi per l’individuazione dei candidati. Una bella mattina sono venuti fuori dei nomi e chi si è visto si è visto.

Bisogna fidarsi, ci dicono, ma questa canzone è passata di moda o il disco si è rotto. Non l'ascoltiamo più.

Ci sono enti, AGSM per esempio, che si occupano di settori complessi, come quello dell’energia, e richiedono specifiche competenze manageriali. Ogni azienda che opera sul mercato ha le sue particolarità, e richiede un enorme background alle spalle, non basta essere un principe del foro, ad esempio, per comprendere la logistica dell’energia.

Il punto è: se il cittadino nota che i servizi sono insufficienti, o viene vessato da interminabili attese telefoniche o da una burocrazia elefantiaca che si sblocca solo se la persona giusta parla con la persona giusta, egli/ella ha qualche strumento per difendersi e per ottenere ciò che invece sarebbe naturale?

Deve rivolgersi al politico amico, sperando poi che sia veramente amico degli amici? All’ufficio reclami? Oppure si devono trovare forme di condivisione dei problemi e l'individuazione di forme di pressione e/o soluzioni che prescindano dall’appartenenza politica?

E quando questi enti sponsorizzano squadre sportive, feste di paese, la costruzione del campanile e chi più ne ha più ne metta, a quale logica di mercato rispondono, visto che i soldi sono anche i nostri?

Ecco, vegliare su questo significa operare cittadinanza attiva, la cosa di cui ci occupiamo.

Ci sono diverse persone immusonite per quello che stiamo costruendo, non lo capiscono o temono, come le marmotte, che finalmente succeda qualcosa. Stiano serene, cerchiamo di rendere problemi o opportunità che oggi si incastrano nel privato, delle istanze collettive.

L’unione fa la forza. Non è poi così difficile capirlo.

L'ostacolo consiste nel fatto che abbiamo disimparato ad aiutarci, convinti che ciascuno potesse “comprarsi” la soluzione da sé.

Le cose non stanno così, almeno per i “generici della Terra”, ci hanno ingannato a lungo e ce ne siamo finalmente accorti.

La novità consiste nel fatto che abbiamo deciso di non tenercelo più per noi...

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