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Noi avremmo un'altra Idea

OCCORRE SINTONIZZARSI CON I TEMPI...

I Partiti tradizionali sono ormai confinati in soffitta, quelli nuovi sono dei contenitori polimorfi, capaci di assumere posizioni, forma e sostanza diverse, a seconda del momento e delle convenienze, ad esempio un giorno “padani”, quello successivo a difesa dei “sacri confini della Patria”. Per chi si rifugia nel localismo, nelle mitiche liste “civiche apartitiche” (e su quest'ultimo aggettivo ci sarebbe da aprire un bel dibattito) che “mirano a risolvere i problemi locali”, esiste la pia illusione che i grandi progetti si decidano sul posto, mentre è evidente che in una realtà interconnessa e multilivello il locale deve incontrarsi con il globale, mobilitando nuove competenze e avendo la forza (e il coraggio) di aprire una finestra sul mondo…

La cosa bella di Azione Comunitaria è che noi non abbiamo votato lo stesso partito, siamo in dieci nel direttivo e, tenendo conto di chi ha già fatto “outing”, arriviamo a quattro simboli con il fondato sospetto di giungere a sei…

Nel periodo elettorale ci siamo presi il tempo di parlarci e il tempo è essenziale perché è il carburante naturale dell’ascolto, del tentativo di fare sintesi senza imporre, di trovare un punto di caduta senza che alcuno/a abbia l’impressione di essere escluso/a. Siamo stati in silenzio, mentre suonavano i tamburi della propaganda, ma non inattivi.

Le recenti elezioni hanno incrociato le questioni dell’indigenza e dell’insicurezza (che in qualche misura sono sinonime) a cui sono state restituite risposte semplicistiche e irrealizzabili; noi intendiamo porre con forza la questione della solitudine, dell’isolamento, della bolla in cui il modello corrente ci rinchiude, sicuri di niente, ormai timorosi di tutto. La nostra parola d’ordine è CONDIVIDERE.

Per questo abbiamo immaginato dei progetti, figli di una visione che ci avvia verso una responsabilità di governo partecipata non solo verso la città che abitiamo, ma anche per il suo intorno (il lago, le montagne, la pianura), un insieme di elementi naturali e costruzioni umane che consente ad essa, Verona, o almeno ad una sua parte, di prosperare. Un tutt’uno, la città e il suo “contado”, che nel pensiero verde si chiama “bioregione”.

E non ci riferiamo solo alla politica, ma anche all’economia, alla cultura, all’urbanistica.

1) Ci piacerebbe riprogettare il territorio, a partire dalla morfologia ambientale, dagli alberi, dai corsi d’acqua, dalla terra, dai luoghi di aggregazione come le piazze. Non possono esistere dei quartieri interi senza alcun elemento naturale/umanistico riconoscibile, senza alcuna geografia se non quella disegnata dai parcheggi e dai semafori.
2) Ci piacerebbe affiancare all'economia globale che ci travolge, un’economia locale, anche basata su titoli di scambio alternativi alla moneta, che restituisca valore alle cose grazie alla riparabilità, eviti lo spreco attraverso la ricollocazione delle eccedenze, utilizzi saggiamente dei beni di consumo condivisi. Tutto ciò utilizzando piattaforme di scambio professionali, padroneggiando tecnologie digitali e competenze economiche adeguate, niente di più distante dal pauperismo o dalla semplice “testimonianza”.
3) Ci piacerebbe che le grandi aree produttive dismesse (ad esempio il Tiberghien) divenissero fonte di vita per i quartieri che le hanno ospitate per decenni, per non dire secoli e non solo di nostalgia o occasione di altre, inutili, gettate di cemento e conseguenti centri commerciali che assassinano l’economia locale.

Inizia la strada verso un nuovo soggetto politico, che non si chiama partito, che non è una lista civica e che partecipa alle elezioni in quanto tale solo se può tornare utile al Progetto (Azione) e alla Visione (Comunitaria).

Siamo una Fondazione, sul modello delle storie di Asimov, dove si interpreta la realtà e si forniscono risposte ed opere sul campo per i tempi che verranno.

Non stiamo nella fila, non obbediamo agli ordini dei “signori degli algoritmi” che attraverso i social (vedi il recente caso Cambridge Analytica) hanno creato nuove e pericolose dipendenze per eserciti ubbidienti di inconsapevoli.

Noi siamo veramente Liberi/e.

p.s. Guareschi docet: basta che qualcuno cambi la musica di sottofondo e si fa presto a ribaltare un'opinione...

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