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Elezioni? Un Televoto

E’ triste assistere all’attuale dibattito politico nazionale. Ci sono le elezioni, il consueto caravanserraglio del talk show, delle scaramucce più o meno finte, le notti dei lunghi coltelli per accaparrarsi un posto “buono” nei listini bloccati o nei collegi uninominali.

Normale, dirà qualcuno/a, ma il punto è: se un/a cittadina/o, magari anche iscritto/a ad un partito, senza particolari aspettative personali volesse partecipare ai processi decisionali, alle indicazioni delle candidature, potrebbe farlo veramente?

E non è solo una questione, già una conquista per carità, di mettere una crocetta al “Gazebo” delle primarie, nella speranza che si tengano sul serio e poi a Roma i "capi" le rispettino, cosa che non sempre è avvenuta. Ciò di cui stiamo parlando è molto di più, è la possibilità di creare candidature “dal basso” figlie di processi decisionali di autentica partecipazione.

Per partecipare intendiamo parlare ed essere ascoltati, almeno nel tuo collegio, non alzare la mano in un’assemblea convocata in orari da bocciofila di turbopensionati, che se non lo fai (“non capisco ma mi adeguo”) allora sei quello/a che ha le ambizioni, se malmostoso/a e non capisci quello che “i vecchi” hanno già deciso.

Se così stanno le cose, bene, arrangiatevi e poi non stupitevi se il 60% dei cittadini non va a più votare. I decisori dei partiti sono un club esclusivo, che si porta dietro il proprio pacchetto di consensi e il proprio cerchio magico, gli altri fanno da solo  da contorno. Ecco, questo magari non ci basta più!

Il punto è che i cambiamenti avvenuti nella società, nel mondo del lavoro, nella tecnologia, nella geopolitica non sono mai stati compresi fino in fondo dai partiti tradizionali (se così si può dire, visto che non superano i vent’anni di vita) o forse, più semplicemente, non sono all’ordine del giorno. Nel tempo del pensiero unico contano i “ruoli” e per questo occorre essere gladiatori, non intellettuali. La partitica che “conta” è luogo di inaudita violenza e domina chi riesce a colpire più forte e con maggiore precisione. Non c’è spazio per il sogno di un domani migliore, perché nella polvere dell’arena il domani, semplicemente, non esiste.

Colpisce che in una notte interi partiti si sciolgano e prendano altri nomi e forme in vista delle elezioni. Addirittura (per esempio a sinistra) si indicano come leader persone, per quanto autorevoli, calate dall’alto, votate da nessuno in alcun congresso, taluni addirittura inventati dai “giornaloni” che occupano il campo, più o meno progressista, dentro una realtà virtuale dove le priorità sono indicate dal circuito mediatico e poco c’entrano con le aspettative dei cittadini.

Qualcuno di noi potrà ricordare i passaggi che precedettero la nascita del Partito Democratico, la crisi della politica c’era già, tutta intera, ma si votò e si discusse in giro per la nostra provincia, da Sanguinetto a Grezzana. Molti restarono e altri andarono, ma fu un processo democratico che si prese i suoi tempi, così come è giusto.

Adesso invece a dominare è la fretta, ormai le elezioni sono alle porte, gli appetiti aumentano e andare a lavorare, magari da precari a penzolare tra un contratto e l’altro, come Tarzan, rappresenta fonte di autentico terrore per chi ha provato l’emozione del Transatlantico.

Dal momento che è stato deciso, grazie al sistema elettorale vigente, che dobbiamo partecipare ad una sorta di televoto, dove indichiamo la lista che ci dispiace di meno e poi accada quello che accada, ci attendiamo trasparenza nel percorso che porterà alle elezioni e poi delle modalità praticabili di interazione tra eletti, candidati ed elettori.

Se un cittadino desidera interloquire con un/a eletto/a o un/a candidat/a non gli si pari davanti l'ostacolo dei partiti e non sia necessario un atto di sottomissione per avanzare una proposta.

Immersi nel pluralismo che vige nella nostra Associazione (visto con grande sospetto dai soliti noti) ci attendiamo qualche segnale di innovazione, per il semplice motivo che a furia di chiudere fuori, come dettava un antico adagio, si finisce per essere chiusi dentro.

E poi non ci si lamenti se vince il “populismo”!

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