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Dream on the Tiberghien

E' ANCORA LECITO, SOGNARE?

Ho fatto un sogno. Mi trovavo in bella compagnia a fare pic nic seduto lungo le sponde di un piccolo fiume. Un parlare tranquillo di amici fra amenità e risate, mentre sprazzi di luce filtravano attraverso le foglie dei rami di grandi alberi, mosse appena da una brezza leggera. Lontano, appena percettibile, il rumore della città.

Frotte di ragazzi allegri arrivavano a piedi o in bicicletta, qualcuno con uno strumento musicale sulle spalle, ed entravano in un edificio dalle grandi vetrate.

Un vecchio, dalla lunga barba bianca, raccontava che un tempo in quel luogo era esistita una fabbrica che aveva dato lavoro a tanti in quel paese, ma che poi, tanti anni prima, era stata abbandonata...

Solo un sogno? Mica poi tanto: qualcosa del genere potrebbe realizzarsi in quell'area, ora ridotta ad un cumulo di macerie, che una volta era il Lanificio Veronese dei fratelli Tiberghien a san Michele Extra.

Ci sono tutti i presupposti per realizzare questa "utopia". Ma cosa è in fondo una utopia, se non "un ideale avente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro"?

D'altra parte, il piccolo fiume non bisognerebbe nemmeno inventarlo, esiste già: è il torrente Fiumicello che nasce in un piccolo laghetto a Montorio e scorrendo lungo le mura della caserma "Duca", all'altezza della nuova rotonda fra via Banchette e via Mattarana improvvisamente scompare alla vista e, intubato, un ramo prosegue verso la città passando sotto via Fiumicello (da cui il nome della via) e l'altro ramo deviando verso sinistra, passa proprio sotto l'area dell'ex Tiberghien e poi riemerge alla luce con una piccola cascata oltre la Strada Statale 11 e la linea ferroviaria Milano-Venezia per buttarsi alla fine fra le braccia dell' Adige in località Molini.

Il sogno, l'utopia, potrebbe cominciare riportando alla luce questo ramo secondario del Fiumicello nell'area di quello che era il lanificio Tiberghien. Tutto intorno potrebbe essere piantato un boschetto di alberi autoctoni. Immaginate poi di vedere inserito in questo piccolo parco un edificio, un centro polivalente da dedicare alla formazione, alla creatività e alla aggregazione, in modo particolare rivolto ai giovani, per far musica, arte, organizzare laboratori artigianali, convegni, palestre etc. Un posto di cui si sente grandemente la mancanza in quartieri come Borgo Venezia, Borgo Trieste e san Michele stesso, che sono diventati quasi solo dei quartieri dormitorio. Sarebbe un'occasione storica per cambiare la qualità della vita di questo territorio, rigenerando le ragioni del vivere insieme tra persone che, indipendentemente dalla loro provenienza, si coinvolgono in una cittadinanza attiva creando una nuova identità di quartiere .

Mi rendo ben conto che tutto questa idea va a cozzare contro i progetti dell'attuale Amministrazione che nel Piano degli Interventi prevede per l'ex Tiberghien tutt'altro, vale a dire la riqualificazione dell'area attraverso la costruzione di un centro commerciale (l'ennesimo), di un albergo e di altri edifici residenziali, oltre a un piccola zona attorno alla storica ciminiera dedicata a museo a memoria della fabbrica dismessa. Anzi, la Giunta comunale Tosi/Giacino aveva a suo tempo addirittura concesso di raddoppiare, arrivando a 15 mila metri cubi, la superficie da adibire a strutture commerciali che il privato proprietario dell'area aveva inizialmente richiesto di 7 mila metri cubi. Cosa alquanto singolare per una amministrazione pubblica che si rispetti!

Davanti a questa prospettiva scoraggiante, il sogno sembrerebbe proprio una utopia irrealizzabile per "quellichelasannolunga", ma, come dicono i miei amici brasiliani, "è preciso sonhar"("è necessario sognare") perchè "chi ci ha già rinunciato (al sogno) e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te"(E. Bennato).

Gianni Giuliari

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