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TIBERGHIEN? Quelli come Noi...

LIBERIAMO LA TIGRE!

Volevamo ringraziare le migliaia di persone che hanno posto attenzione al nostro appello, e informare tutti/e che presto verrà pubblicata la delibera del Consiglio Comunale relativa all’adozione della Variante 23 al Piano degli interventi del Comune di Verona, che comprende anche il dossier: “Tiberghien”.

Non appena la delibera verrà resa pubblica elaboreremo, in collaborazione con Professionisti accreditati del settore, le nostre Osservazioni da presentare al Sindaco e ai suoi Collaboratori nei tempi previsti e attraverso le opportune modalità.

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Quindi è in preparazione una imponente raccolta di firme, in piena estate, su moduli appositamente elaborati per poi essere consegnati per via ufficiale ai rappresentanti delle Istituzioni locali. Il Vostro interessamento virtuale, già graditissimo, auspichiamo che diventi reale nel più breve tempo possibile.

Abbiamo bisogno di ciascuno/a di Voi per rendere questa nostra legittima richiesta, la Sala della Comunità del Tiberghien, non una voce isolata, ma una domanda di popolo. Quando il fiume sta tracimando e mette l'abitato in pericolo, e in questo caso dai gorghi emergono marginalità, degrado, diffidenza reciproca, non ci si domanda “di che partito sei”, ma si corre insieme a rinforzare gli argini. Noi stessi/e fondatori e fondatrici dell’Associazione la pensiamo in modo diverso, ma siamo convinti che il pubblico abbandono delle periferie sia una delle cause di tante sofferenze private.

L’avvio della Campagna ufficiale: “Casa della Comunità” al Tiberghien (*) avverrà alla pubblicazione della Delibera sulla Variante 23

In questi tempi in cui impazzano i leoni da tastiera, è giunta l’ora di liberare la tigre della Cittadinanza Attiva e sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale, confrontarsi su un progetto concreto.

Per farla breve, Vi aspettiamo :-)


I primi numeri:

In una settimana hanno preso visione del nostro appello sul sito azionecomunitaria.it 3010 persone.

Abbiamo ottenuto l’incoraggiamento con tutti i mezzi possibili di 120 persone (per il momento) che ci hanno messo la faccia e speriamo possano aiutarci nella raccolta delle firme.

Ad oggi è giunta l’adesione all'Iniziativa, con pieno sostegno e collaborazione:

Dell’Associazione Monastero del Bene Comune
Dell’Associazione Gerico WEB TV con tutti i Redattori e il Direttivo
Del Giornale di San Michele L’EXTRA

Siamo stati contattati per una possibile partnership anche da:

L’Associazione GenitoriTosti di Borgo Venezia del gruppo FB Borgo Venezia più… Simpatica!

Ivres - Associazione veronese di documentazione, studio e ricerca - Biblioteca e archivio storico

Da oggi siamo meno soli. Perciò Adelante!

(*) Se ritarda l’uscita della delibera dovremo spostare la data.

La foto in alto (Tigre a parte ;-) è un bell'esempio di ciò che desideriamo vedere realizzato; la SchmutterHalle di Diedorf, in Germania, che la Banda Arrigo Boito di S.M. conosce bene per averci suonato. Palestra, Auditorium, Sala da Concerto, un luogo la cui finalità si può modificare in poche mosse, praticamente un TRANSFORMER.

AZIONE COMUNITARIA

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TIBERGHIEN: una nuova prospettiva

LA CULTURA NON SI FERMA A PORTA VESCOVO

Come cittadini di Verona e abitanti dei quartieri di San Michele, Madonna di Campagna, Porto San Pancrazio, Borgo Trieste, chiediamo un cambio di prospettiva da parte delle amministrazioni interessate, della politica e dei soggetti portatori di interesse, rispetto alle scelte urbanistiche prossime venture, in particolar modo per quel che riguarda il dossier Tiberghien.

Siamo coscienti che l’area appartiene ad un privato, ma sono ancora in corso da parte del Comune di Verona degli approfondimenti per modificare il piano di riconversione dell'ex lanificio e rivalutare le cubature edificabili concesse in un primo momento alla proprietà.

E’ evidente che la viabilità è importante e così l’economia, se produce posti di lavoro, ma prima di tutto viene l’Umanità che vive in una zona che non usufruisce di un palazzetto dello sport degno di questo nome, di un luogo poco costoso e sicuro nel quale aggregare le varie forme d’arte (musica, danza, teatro, letteratura…) che cercano espressione negli spazi angusti nella nostra periferia, di percorsi ciclo-pedonali, magari alberati, che non siano identificati solo da una striscia gialla semi-invisibile sull’asfalto sconnesso.

L’idea dei quartieri periferici visti come parcheggio - centro commerciale - dormitorio, ci angoscia e sia chiaro che ci sentiamo importanti al pari dei cittadini di Borgo Trento e di Via Mazzini. Qui da noi, infatti, albergano altrettanta fantasia, voglia di vivere, spirito di innovazione.

Chiediamo che nel dossier Tiberghien, quale opera di compensazione per l’ulteriore urbanizzazione e il conseguente inquinamento, venga prevista una sala polifunzionale, sul modello mitteleuropeo, che consenta in poche mosse di trasformare lo spazio in sala concerto, palazzetto sportivo, auditorium e dove le associazioni possano usufruire di un box dedicato ai loro strumenti di gioco/lavoro/cultura. Essa venga gestita dalla Circoscrizione con spirito pluralista e secondo criteri oggettivi, senza convenzioni esclusive, adoperandosi affinché lo spazio venga utilizzato al massimo della sua capacità.

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Si parla, per l’area dell’ex Tiberghien, di museo, zona verde, scuola dell’infanzia, sovrastati dal commerciale e dall’edificabile; è un buon inizio, ma la fabbrica è stata Telaio di relazioni per il quartiere e deve tornare ad intrecciare storie grazie ad un Edificio-Pettine (il famoso luogo dove tutti i nodi finiscono) che ricompatti il tessuto Comunitario.

Si dirà che si tratta di un sogno, ma non si comprende il perché, visto che altri quartieri e comuni della provincia hanno goduto di progetti sociali e sportivi assai ben finanziati. Noi invece abbiamo avuto l’inceneritore, le carceri, la torre del “nonsocosasia”, gli erigendi centri commerciali.

Ci muoviamo come semplici cittadini e associazioni, di tutti gli orientamenti politici.

Come dice un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è un sogno. se si sogna insieme, allora, è la realtà che comincia”...

Marisa SITTA e Mauro TEDESCHI - Co Presidenti di "AZIONE COMUNITARIA"

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Dream on the Tiberghien

E' ANCORA LECITO, SOGNARE?

Ho fatto un sogno. Mi trovavo in bella compagnia a fare pic nic seduto lungo le sponde di un piccolo fiume. Un parlare tranquillo di amici fra amenità e risate, mentre sprazzi di luce filtravano attraverso le foglie dei rami di grandi alberi, mosse appena da una brezza leggera. Lontano, appena percettibile, il rumore della città.

Frotte di ragazzi allegri arrivavano a piedi o in bicicletta, qualcuno con uno strumento musicale sulle spalle, ed entravano in un edificio dalle grandi vetrate.

Un vecchio, dalla lunga barba bianca, raccontava che un tempo in quel luogo era esistita una fabbrica che aveva dato lavoro a tanti in quel paese, ma che poi, tanti anni prima, era stata abbandonata...

Solo un sogno? Mica poi tanto: qualcosa del genere potrebbe realizzarsi in quell'area, ora ridotta ad un cumulo di macerie, che una volta era il Lanificio Veronese dei fratelli Tiberghien a san Michele Extra.

Ci sono tutti i presupposti per realizzare questa "utopia". Ma cosa è in fondo una utopia, se non "un ideale avente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro"?

D'altra parte, il piccolo fiume non bisognerebbe nemmeno inventarlo, esiste già: è il torrente Fiumicello che nasce in un piccolo laghetto a Montorio e scorrendo lungo le mura della caserma "Duca", all'altezza della nuova rotonda fra via Banchette e via Mattarana improvvisamente scompare alla vista e, intubato, un ramo prosegue verso la città passando sotto via Fiumicello (da cui il nome della via) e l'altro ramo deviando verso sinistra, passa proprio sotto l'area dell'ex Tiberghien e poi riemerge alla luce con una piccola cascata oltre la Strada Statale 11 e la linea ferroviaria Milano-Venezia per buttarsi alla fine fra le braccia dell' Adige in località Molini.

Il sogno, l'utopia, potrebbe cominciare riportando alla luce questo ramo secondario del Fiumicello nell'area di quello che era il lanificio Tiberghien. Tutto intorno potrebbe essere piantato un boschetto di alberi autoctoni. Immaginate poi di vedere inserito in questo piccolo parco un edificio, un centro polivalente da dedicare alla formazione, alla creatività e alla aggregazione, in modo particolare rivolto ai giovani, per far musica, arte, organizzare laboratori artigianali, convegni, palestre etc. Un posto di cui si sente grandemente la mancanza in quartieri come Borgo Venezia, Borgo Trieste e san Michele stesso, che sono diventati quasi solo dei quartieri dormitorio. Sarebbe un'occasione storica per cambiare la qualità della vita di questo territorio, rigenerando le ragioni del vivere insieme tra persone che, indipendentemente dalla loro provenienza, si coinvolgono in una cittadinanza attiva creando una nuova identità di quartiere .

Mi rendo ben conto che tutto questa idea va a cozzare contro i progetti dell'attuale Amministrazione che nel Piano degli Interventi prevede per l'ex Tiberghien tutt'altro, vale a dire la riqualificazione dell'area attraverso la costruzione di un centro commerciale (l'ennesimo), di un albergo e di altri edifici residenziali, oltre a un piccola zona attorno alla storica ciminiera dedicata a museo a memoria della fabbrica dismessa. Anzi, la Giunta comunale Tosi/Giacino aveva a suo tempo addirittura concesso di raddoppiare, arrivando a 15 mila metri cubi, la superficie da adibire a strutture commerciali che il privato proprietario dell'area aveva inizialmente richiesto di 7 mila metri cubi. Cosa alquanto singolare per una amministrazione pubblica che si rispetti!

Davanti a questa prospettiva scoraggiante, il sogno sembrerebbe proprio una utopia irrealizzabile per "quellichelasannolunga", ma, come dicono i miei amici brasiliani, "è preciso sonhar"("è necessario sognare") perchè "chi ci ha già rinunciato (al sogno) e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te"(E. Bennato).

Gianni Giuliari

Animal House

Per molt* amici e amiche un mondo migliore non può essere possibile, la natura umana è quella che è, ma permetteteci un moto di ribellione di fronte a questa tesi e nello specchiarci in questa immagine che arriva da S.Michele, via Cimitero, periferia est di Verona.

Un Divano abbandonato sul marciapiede, strade lerce che peggio non si può, un'idea folle di sviluppo che passa per la proliferazione dei centri commerciali, anche là dove non servono perché ce ne sono già abbastanza e chiusura e sventramento delle antiche fabbriche per trasformarle in cosa? Provate ad indovinare...

L'assassinio di ogni economia comunitaria si deve, fatte rare eccezioni, alla totale inadeguatezza della classe politica, ad un'economia opaca dove i soldi devono viaggiare velocemente senza porsi il problema della loro provenienza e ad una visione ultramiope di una parte importante della cittadinanza, compreso il cosiddetto "comitatismo".    

Spesso i comitati si costituiscono quando ti pestano sui piedi, "sul tuo", ma c'è un rifiuto ostinato a comprendere la portata multilivello, financo transnazionale di certi progetti, la matrice unitaria delle strategie, anche fraudolente, di occupazione del territorio. Vi dice niente la parola "incendio doloso"?

Non abbiamo nessuna intenzione di organizzare la giornata per le "Periferie Pulite", con i cappellini gialli e i sacchetti della spazzatura sponsorizzati, invece vorremmo non fosse consentita alcuna tregua a chi si comporta da delinquente ambientale.

La legalità non ha colore politico. Abbiamo notato una importante presenza di vigili e accertatori per garantirci dal nostro divieto di sosta, allora ci terremmo che altrettanto entusiasmo fosse dedicato alle strisce pedonali (in poch* si fermano più) o ai fossi, che diventato spesso discariche di materiali più o meno inerti.

Giriamo in molti con una potente macchina fotografica (lo smartphone) in tasca. Di fronte ad un evidente gesto di inciviltà basta fotografare il contesto, gli autori, le loro targhe e segnalarli alle autorità competenti, ma non in forma anonima, ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità.

Non ce la possiamo prendere col mondo se accettiamo questo schifo, richiudendoci in case dotate di ogni comfort, ma dove entra un'aria irrespirabile.

Educazione, non c'è dubbio e prevenzione in tutti i luoghi più o meno deputati, ma implacabile repressione dei comportamenti che danneggiano la Comunità a partire da suo corpo fisico, il Territorio.

Provate ad occupare un posto riservato con la vostra automobile in Svizzera, la polizia locale vi accompagna fino al Bancomat più vicino per pagare sul posto la salatissima multa, o altrimenti rischiate l'arresto immediato.

Forse là esagerano, ma qui è diventata la "casa delle libertà" e ad alcun* di noi, forse troppo poch*, questo non va bene. Il decoro non può riguardare solo il chilometro quadrato del centro storico.

Movimentiamoci, cerchiamo di essere d'esempio, ma certi comportamenti abnormi vanno segnalati e sanzionati, invitando tutt* a collaborare nel rendere i quartieri, per quanto divenuti dormitori privi di punti naturali e relazionali di riferimento, luoghi dove vivere e non solo sopravvivere.

Ora, Subito, Adesso.