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Tiberghien: il muro di gomma

COMUNICATO

In questi giorni si sta definendo, tra molte difficoltà, il destino della variante 23 al Piano degli Interventi del Comune di Verona. Tra le schede norma è presente anche quella relativa all’Ex Tiberghien, a proposito della quale, assieme a 1322 cittadini e cittadine, abbiamo presentato le nostre osservazioni.

Azione Comunitaria si è mossa in due direzioni: da una parte la riduzione della cementificazione e della congestione viabilistica, dall’altra il riequilibrio con interventi finalizzati a mitigare i disagi arrecati alla cittadinanza, sul piano delle relazioni umane e della sostenibilità ambientale ed economica.

Per questo abbiamo richiesto uno spazio pubblico polifunzionale dedicato alla Comunità, una piazza alberata interna degna di questo nome, il divieto di pubblico transito delle auto dentro l’area, facilitazioni per auto-produttori e negozi di Comunità nell’impiantare il proprio punto vendita all'interno dell'area.

E’ una proprietà privata? Vero, ma le regole prevedono che i nuovi insediamenti debbano sempre tenere conto del pubblico interesse e delle leggi vigenti.

Siamo ancora distanti da questi obiettivi.

Oggi la contesa pare essere tra la proprietà, che, a quel poco che ci è dato di sapere, non recede di un millimetro rispetto alla propria volontà di ottenere i 15.000 metri quadrati e più di commerciale e chi, anche dentro l’Amministrazione, ritiene di dover attenuare l’intervento, suggerendo una diversificazione nell’impiego degli spazi.

La delibera della Giunta è stata redatta, ma potrebbe approdare ad un voto in Consiglio in tempi lunghi (mesi?). In ogni caso alcune anticipazioni ci suggeriscono che le osservazioni dei cittadini sono rimaste nel cassetto. Resta una speranza relativa alla fase attuativa, ma se permane un’importante differenza di visioni tra Comune e Proprietà, le rovine che si incrociano su via Unità d’Italia potrebbero giacere lì ancora per anni.

Tra i cittadini è stata fatta girare la voce: “Meglio qualsiasi cosa piuttosto che restino le macerie”; ma le macerie della Fabbrica non si sono accumulate da sole. Siamo ancora in tempo per impedire una scelta insensata, quella di un gigantesco centro commerciale, che isolerebbe i quartieri, porterebbe l’inquinamento a livelli ancora più insostenibili, desertificherebbe i negozi di Comunità.

Forse a qualcuno non è piaciuto che Azione Comunitaria abbia invaso, praticando la cittadinanza attiva, aree di competenza che alcuni politici e politiche ritengono cosa propria.

Lo abbiamo compreso a Palazzo Barbieri, dove le aspettative della proprietà sembravano coincidere con quelle di alcuni consiglieri e consigliere comunali, e lo abbiamo capito meglio in Settima Circoscrizione, dove una maggioranza larga, dalla lista Tosi al Partito Democratico, ha sbarrato la strada ad una nostra proposta innovativa e chiara, approvata dall'intera Commissione competente (Urbanistica), che chiedeva soluzioni concrete e di buon senso.

Parafrasando un adagio di moda, ci hanno fatto capire che se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo prima farci eleggere.

Occorre fare attenzione in questo passaggio cruciale. La narrazione politica e le scelte di chi ha la responsabilità di rappresentare la Comunità non dovrebbero andare oltre un certo limite di tolleranza e di logica, a tutela degli interessi e del benessere di tutti/e.

Marisa Sitta - Mauro Tedeschi

Co-Presidenti Paritari di Azione Comunitaria

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