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TIBERGHIEN: una nuova prospettiva

LA CULTURA NON SI FERMA A PORTA VESCOVO

Come cittadini di Verona e abitanti dei quartieri di San Michele, Madonna di Campagna, Porto San Pancrazio, Borgo Trieste, chiediamo un cambio di prospettiva da parte delle amministrazioni interessate, della politica e dei soggetti portatori di interesse, rispetto alle scelte urbanistiche prossime venture, in particolar modo per quel che riguarda il dossier Tiberghien.

Siamo coscienti che l’area appartiene ad un privato, ma sono ancora in corso da parte del Comune di Verona degli approfondimenti per modificare il piano di riconversione dell'ex lanificio e rivalutare le cubature edificabili concesse in un primo momento alla proprietà.

E’ evidente che la viabilità è importante e così l’economia, se produce posti di lavoro, ma prima di tutto viene l’Umanità che vive in una zona che non usufruisce di un palazzetto dello sport degno di questo nome, di un luogo poco costoso e sicuro nel quale aggregare le varie forme d’arte (musica, danza, teatro, letteratura…) che cercano espressione negli spazi angusti nella nostra periferia, di percorsi ciclo-pedonali, magari alberati, che non siano identificati solo da una striscia gialla semi-invisibile sull’asfalto sconnesso.

L’idea dei quartieri periferici visti come parcheggio - centro commerciale - dormitorio, ci angoscia e sia chiaro che ci sentiamo importanti al pari dei cittadini di Borgo Trento e di Via Mazzini. Qui da noi, infatti, albergano altrettanta fantasia, voglia di vivere, spirito di innovazione.

Chiediamo che nel dossier Tiberghien, quale opera di compensazione per l’ulteriore urbanizzazione e il conseguente inquinamento, venga prevista una sala polifunzionale, sul modello mitteleuropeo, che consenta in poche mosse di trasformare lo spazio in sala concerto, palazzetto sportivo, auditorium e dove le associazioni possano usufruire di un box dedicato ai loro strumenti di gioco/lavoro/cultura. Essa venga gestita dalla Circoscrizione con spirito pluralista e secondo criteri oggettivi, senza convenzioni esclusive, adoperandosi affinché lo spazio venga utilizzato al massimo della sua capacità.

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Si parla, per l’area dell’ex Tiberghien, di museo, zona verde, scuola dell’infanzia, sovrastati dal commerciale e dall’edificabile; è un buon inizio, ma la fabbrica è stata Telaio di relazioni per il quartiere e deve tornare ad intrecciare storie grazie ad un Edificio-Pettine (il famoso luogo dove tutti i nodi finiscono) che ricompatti il tessuto Comunitario.

Si dirà che si tratta di un sogno, ma non si comprende il perché, visto che altri quartieri e comuni della provincia hanno goduto di progetti sociali e sportivi assai ben finanziati. Noi invece abbiamo avuto l’inceneritore, le carceri, la torre del “nonsocosasia”, gli erigendi centri commerciali.

Ci muoviamo come semplici cittadini e associazioni, di tutti gli orientamenti politici.

Come dice un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è un sogno. se si sogna insieme, allora, è la realtà che comincia”...

Marisa SITTA e Mauro TEDESCHI - Co Presidenti di "AZIONE COMUNITARIA"

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